
scorre a torrenti e fiumi solenni
il latte gentile dei ricordifino a placarsi nell'oscurita' del sonno.
Ho schiuso il cerchio dell'anno
e le stagioni affiorano:
autunno e primavera, estate e invernovagano in fughe d'amore.
Ho schiuso per voi il cerchio dell'oggi
e dal caro amplesso del giorno con la notteho visto nascere nei tuoi sguardi
radenti e delicati, l'invito al sogno.
Ho schiuso per noi il cerchio dell'istante
punto di sfida delle eternita' vagantirandagi guizzi di attesa e infine,
la tua mano tesa all'incontro.Il fumo della sigaretta ha mangiato l'aria.
Accanto a questa finestra
per la prima volta
In estasi, carezzai le tue mani.
Oggi ti vedo seduta,
il cuore in un'armatura di ferro.
Ancora un giorno
e mi scaccerai.
Nella buia anticamera la mia mano, scossa dal tremito,
nella manica a lungo tenterà d'infilarsi.
Balzerò fuori,
lancerò per strada il mio corpo.
Selvaggio, diverrò pazzo.
Non si deve giungere a questo:
cara, buona,
diciamoci adesso addio.
Tanto il mio amore,
peso come un macigno,
resta appeso al tuo collo
dovunque tu fugga.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
andrà
a stendersi in gelide acque.
Ma al di là dell'amore per te,
per me non c'è mare.
Se anela al riposo lo stanco elefante
si sdraierà sulla sabbia infuocata:
ma al di là del mio amore per te,
per me non c'è sole.
E io non so neppure dove sei e con chi.
Non mi butterò dalla tromba delle scale,
non berrò il veleno,
non oserò premere il grilletto contro la tempia.
Lascia almeno
ch'io copra con un'ultima tenerezza
il tuo passo che si allontana.



canto "e ti vengo a cercare" come nanni moretti in palombella rossa. l'acireale mi distrugge. rivivere la scena finale di dottor zivago è inevitabile.
spero vi infastidisca la voce stridula.

"il guaio dell'amore è che molte persone lo confondono con la gastrite."

ho sempre amato gli uomini con i reggi calzini.
Per favore parlatemi dolcemente, sottovoce e senza mai contraddirmi. Ai tipi come me l'invadenza, il rumore e la contraddizione provocano cefalea, pirosi gastrica, sintomi di nevrosi cardiaca, manifestazioni fobiche varie ed io divento subito intrattabile.
sono proprio una cattivona.
se parlo di finestre mi rispondi accennando all'ossido sulle forchette. mistaichiedendoseèmeditatoprovatoecontrollato? forse non ci siamo capiti. tu saresti in grado di eseguire un notturno su un flauto di grondaie? pura e semplice metrica. ci sono ancora buone consonanti: erre esse zeta. non basta allineare.
eccomi qua tutto dolori e lividi.
io sto sempre in casa esco poco penso solo e sto in mutande.
Scusate la polvere.
datemi una scusa per scrivere. sono tutta vorrei potrei smalto cipria e gonne vaporose. desidero materia, sostanza, qualcosa di pesante che alleggerisca i pensieri. il dramma mi consuma sotto le lampadine a basso consumo energetico nella cucina di casa con mia nonna che si fa di sigarette caffè e bingo. stilla giornalmente con la sua bocca rugosa e secca quella che si potrebbe definire la lista dell'odio. ma questa è un'altra storia. adesso sommergetemi d'attenzioni, è quello di cui ho bisogno. io aspetto. anche solo una parola. nel frattempo tiro il fiato, stringo i pugni e prendo la mira.vi amo.
stai a vedere che mi sono lavata dalle mani la voglia di scrivere.
l'inerzia mi scopa ogni notte.
il lavoro seppur misero mi toglie la forza.
non sono più troia da santino,
sono solo stanca.
la vodka carbura le dita sulla tastiera.
guidate con prudenza.

Una sostanza psicoattiva è un composto chimico capace di alterare le funzioni celebrali provocando temporanee (ma in taluni casi irreversibili) modificazioni delle percezioni, dell'umore, della coscienza o del comportamento.(wikipedia)
Je ne veux pas travailler
Je ne veux pas déjeuner
Je veux seulement oublier
Et puis je fume
e non m'indurre in tentazione ma liberami dal male.
almeno so di che morte morire.
enjoy

Quanto a me, sono un acquerello.
Mi dissolvo.
"non posso ridere di questa cosa. non posso capirla... è un segreto nostro. lo sa solo la mia più cara amica, le ho detto che tutti i giorni ci manderemo una lettera. un foglio bianco ma io e te sapremo leggerci le più belle frasi d'amore. un foglio bianco, tutti i giorni. qualcuno mi scriverà l'indirizzo, ma la lettera voglio scriverla tutta io col pensiero. nessuno deve aiutarmi, nessuno. stringimi la mano forte forte... Tu adesso vai laggiù oltre quel campo a raccogliere un fiore, solo questo."

"una mattina, stavo nell'orto a costruire un arco con una canna, quando si sentì improvvisamente un frastuono. Era il rotolio enorme della saracinesca del teatro, che non avevo mai notato e che si stava sollevando. Alla fine apparve un'immensa apertura nera. Nel mezzo, stavano un uomo con un baschetto e un impermeabile e una donna che faceva la calza. Seguì un dialogo. L'uomo: 'L'assassino deve essere entrato dalla finestra'. La donna: 'La finestra è chiusa'. L'uomo: 'Il sergente Johnatan ha trovato tracce di scasso'. Poi l'uomo s'era rivolto a me che stavo nell'orto: 'Ci sono i fichi in quell'albero?' 'Mah, non lo so'."

( f. fellini )
ti prego.
in ginocchio, con le mani giunte.
il capo chino.
recito cinque avemaria e ti lecco i polsi.
strigo tra i denti una compressa effervescente.
mi piace sembrare in estasi mistica.
rovescio gli occhi all'indietro.
buchi della serratura e un scambiateviunsegniodipace la domenica mattina
tra zucchero filato e topicida.
mi specchio in ogni ascensore.
tutto questo non ha senso
e gli antidolorifici stanno finendo.

le certezze si fanno labili.
tra le mani quel che resta del giorno.
mentre intorno tutto scorre
io rimango immobile
versando lacrime contate
recitando un "de profundis"
per la vita che avrei voluto.
sono delusa.
sono impotente.
sono molto poco felice
di essere qui.

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying
Are the best I've ever had
I find it hard to tell you
'Cos I find it hard to take
When people run in circles
It's a very, very
mad world
-gary jules-
non sono le tue mani
che stringono i capelli
e fanno sprofondare il viso tra le gambe.
non sono le mie labbra arrossate
che circondano la tua erezione
e baciano la punta lucida di saliva.
non è la tua eiaculazione
che gocciola dal mento
e si riversa tra gl'incavi del seno.
non è tutto questo vuoto
che riempi col tuo cazzo
e ci divide mentre mi sei dentro.
non è tutto questo amore
che ti salva dal disprezzo
e ti cura le ferite.
è questa nausea che mi fa scrivere
per liberarmi
e tornare a dormire.

non c'è lirismo. non c'è poesia.
non c'è più niente da nascondere.
ai quesiti da rivista
tendo a dare
la solita risposta
non so / non ricordo
sarà colpa dei vizi
e di una vita sregolata
ma ultimamente
sta diventando un problema
perfino non confondere
i miei pensieri
con i tuoi.

sforzi indicibili per adempiere a funzioni umane nella norma.
la vita sociale mi stressa. la vita moderna mi sfianca.
ibruprofen e illy. farmaceutica chic.

la guardo seduta sul letto, con il busto un pò curvo, la testa china posata sulle mani aperte. le dita che leggere toccano i capelli. le nocche sbiancate a mostrare la pressione del capo abbandonato a questo sostegno. se ti chinassi a guardarla più da vicino vedresti le labbra lucide di saliva, i bulbi oculari sotto le palpebre muoversi frenetici come durante un sogno. le gambe sono tese, pronte allo spasmo che giungerà al primo ricordo più vivido d'altri. intanto la luce filtra attraverso le persiane per dare spettacoli di pulviscolo in moto perpetuo. anche quando nella stanza è tutto immobile la polvere continua a danzare nell'aria calda di questo maggio da mangiare. la polvere l'ha sempre saputo, il risveglio era nell'aria. le punte dei piedi girate all'indentro, il lieve dondolìo delle spalle a scuotere quella calma quasi irreale. mentre il mondo fuori fagogita il tempo nella stanza le cose vanno a rilento. potrebbero essere passati minuti o delle ore, ma questo ormai non ha più importanza, ci si abbandona al totale inutilizzo delle proprie capacità. ed arrendevoli, ci si consegna alla vita.

mentre il mare livido risuona nelle tempie
con il petto ti cerco nel buio della stanza.
mi perdo affondando nelle tue labbra
sopravvivendo a quest'ennesimo colpo.
tutti quei momenti in cui ho sentito la vita sfuggirmi tra le mani
alzando lo sguardo ti ho trovato di fronte a me.

questa è la resa.
e mi confondi scavandomi negli occhi
irrompendo nella carne con tutta la tua dolcezza.
quanta fatica per non tornare a ripetere gli stessi errori
per non ritornare a sentirmi martirizzata dalle mie bugie.
con grazia curi le ferite che avrei voluto sanguinanti
ragalandomi amnesie in pratiche confezioni monodose.
avrai il tuo "grazie tante"
e forse anche un "mi fa piacere"
dall'alto del tuo piedistallo magari riuscirai a chinarti così tanto
da lanciarmi un ultimo sguardo colmo di compassione.
tutto quello che mi hai dato
non è nemmeno una minima parte di
tutto quello che ti sei preso.
con le labbra piene di parole già sentite
e bicchieri di vino sporcati da mani da impiegato
mi dici che ti dispiace.
sai,
anche a me dispiace proprio tanto
di essermi accontentata per mesi
di una vita in compresse rivestite.
di aver cercato il piacere
chiusa in bagno aspettando che bussassi
per darmi quei quindici centimetri di affetto.
per una volta l'avere poca memoria è servito
a non annegare nella mediocrità che mi hai vomitato addosso.

Fortunatamentehosempreildifettodiprendermipocosulserioefacciovolentieriamenodeltuosessopraticoedelsuccesso
celo l'affanno dietro parole masticate a malavoglia
mentre ritorno sui miei passi cercando particolari degni di nota.
mi trascino per la casa sfiorando i muri con la punta delle dita
assaggiando il sapore dell'intonaco.
mi sporgo dalle finestre cercando il coraggio per consegnarmi alle distanze,
ma ogni volta che il vento mi sfiora i fianchi arriva la tua voce.

sei così bella quando fingi di non capire,
quando la tua presenza riempie di profumo la mia stanza.
stringi quelle stesse mani che poco fa accarezzavano muri,
che riposavano tra le cosce.
le scaldi tra le tue baciando le nocche stanche,
scrutando tra le pieghe cercando una spiegazione.
con le labbra mi rubi il respiro,
avida te ne appropri fino a lasciarmi incosciente sul pavimento freddo.
guardi altrove cercando con gli occhi un motivo per restare
ma ormai lo sa anche la polvere, hai già deciso.
te ne vai lasciandomi senza fiato
ritornerai solo quando ti pregherò nuovamente di negarmi alle distanze.

“..Almeno lascia che una estrema tenerezza copra l’allontanarsi dei tuoi passi.”
-Vladimir Vladimirovic Majakovskij-